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La cura Di Bella è efficace contro il cancro?

No. Di fatto, nessuno studio ha fornito alcuna dimostrazione dell’efficacia della cura Di Bella. Anche l’American Cancer Society ha dichiarato, a proposito del metodo Di Bella, che “l’evidenza scientifica disponibile non supporta le affermazioni sull’efficacia della terapia Di Bella nel curare il cancro. Può causare effetti collaterali seri e pericolosi”.

LA SMENTITA DELLA SCIENZA

La cura con il cosiddetto Metodo Di Bella consisteva nella somministrazione di un composto di somatostatina, somministrata non nelle modalità suggerite e registrate dal produttore, ma per infusione, o il suo analogo octreotide, bromocriptina, ciclofosfamide (chemioterapico usato in molte terapie anti-tumorali e sostituito dall’idrossiurea nel trattamento del glioblastoma), melatonina, unita ad adenosina secondo un brevetto del 1991 intestato ad una azienda, e del quale risulta inventore anche lo stesso Luigi Di Bella ed un complesso vitaminico a base di retinoidi, vitamine E, C e D 1,2.
Questi farmaci costituivano il cosiddetto “modulo fisso” del trattamento. Altri farmaci, di volta in volta diversi (come l’ACTH) venivano utilizzati a seconda del tipo di tumore.
Alcune di queste molecole sono effettivamente utilizzate per la cura di alcuni tumori, sebbene con indicazioni ben precise e dosaggi e modalità di somministrazione differenti (octreotide, ciclofosfamide, bromocriptina e idrossiurea). A differenza di quanto sostenuto da Di Bella e dai sostenitori della sua terapia, secondo cui esisterebbero numerose pubblicazioni scientifiche a supporto della bontà della cura Di Bella, gli studi disponibili in letteratura riguardano solo alcune delle singole molecole e non la combinazione del metodo Di Bella utilizzata nei pazienti. Peraltro si tratta essenzialmente di studi “in vitro” (cioè su colture cellulari in laboratorio). Gli studi su pazienti disponibili in letteratura sono generalmente retrospettivi (tranne alcuni anche condotti più recentemente negli anni 2000), quindi di minore qualità rispetto a studi prospettici, e sono generalmente osservazioni condotte su numeri molto limitati di pazienti, e senza gruppi di controllo come termine di paragone, cioè pazienti a cui sia stato somministrato in alternativa un trattamento antitumorale standard. Tuttavia a causa del clamore mediatico che si generò negli anni ’90 intorno alla cura Di Bella, il Ministero della Salute italiano avviò nel 1998 una sperimentazione clinica di fase II, volta cioè a valutare l’attività antitumorale del metodo Di Bella, rilevando i tassi di risposte (cioè di regressione delle masse tumorali) coinvolgendo 396 pazienti con varie forme di tumori in stadio avanzato. I risultati sono stati pubblicati sul British Medical Journal, una autorevole rivista scientifica, con i seguenti esiti: nessun caso di completa remissione del tumore e solo tre casi di remissione parziale, pari a meno dell’1% dei pazienti 3. Un quarto dei pazienti morì durante la sperimentazione e più della metà peggiorarono. La sperimentazione incluse anche l’analisi osservazionale di altri 769 pazienti; di questi solo cinque, pari allo 0,7%, ebbe una parziale risposta. Fu fatto anche uno studio osservazionale dei pazienti trattati da Di Bella tra il 1971 e il 1997. Furono analizzate 248 cartelle cliniche (il 16% di tutti i pazienti trattati, ma gli unici di cui la documentazione clinica era disponibile in modo completo e accurato). Ne emerse che il trattamento Di Bella non aveva migliorato la loro sopravvivenza e che, in alcuni casi, avrebbe avuto un effetto peggiore di quello di pazienti simili curati con la terapia convenzionale.

Referenze e fonti informative:

  1. https://it.wikipedia.org/wiki/Metodo_Di_Bella
  2. http://www.airc.it/cancro/disinformazione/terapia-di-bella/
  3. Italian Study Group for the Di Bella Multitherapy Trials. Evaluation of an unconventional cancer treatment (the Di Bella multitherapy): results of phase II trials in Italy. BMJ1999; 318:224

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