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È dimostrato che si possa combattere il cancro attraverso la riprogrammazione dell’inconscio e l’adesione alle tecniche della psicologia energetica, come propone la teoria della “guarigione quantica”?

No, è falso. L’approccio “globale” al paziente oncologico, non limitato all’impiego di farmaci antitumorali, ma basato anche sul supporto emozionale e fisico è sicuramente importante per il miglioramento della qualità di vita. Inoltre, in medicina è ampiamente descritto l’effetto placebo, per il quale alcuni effetti di un trattamento sono attribuibili alla convinzione di stare assumendo qualcosa di attivo. Peraltro, il messaggio che si possa combattere il cancro e guarire attraverso la “riprogrammazione dell’inconscio” o la tecnica della “psicologia energetica” è una fake news, non supportata da alcuna evidenza scientifica.

LA SMENTITA DELLA SCIENZA

La teoria della “guarigione quantica” si fonda sull’idea che la guarigione avvenga ad opera del pensiero, in grado di sprigionare l’energia necessaria affinché venga ripristinata la salute fisica del paziente. Secondo questa teoria, quindi, il potere della mente risulterebbe decisivo e superiore rispetto ai benefici derivanti dall’assunzione dei prodotti farmaceutici.

I sostenitori della “guarigione quantica” affermano che, per modificare positivamente la propria vita e superare i blocchi che creano problemi di salute, lavoro o relazione, occorre “riprogrammare l’inconscio” attraverso l’ipnosi o le tecniche della Psicologia Energetica.

A supporto di tale teoria, viene ricordata ad esempio la vicenda dello psicologo Bruno Klopfer e di un suo paziente malato di linfoma, che nel 1957 fu al centro di un caso che ottenne una certa risonanza mediatica [1]. Il paziente, infatti, ottenne una risposta tumorale assumendo il Krebiozen (una presunta terapia antitumorale, che in realtà si rivelò ben presto completamente inefficace). Quando il paziente venne a sapere che in realtà quel farmaco non era efficace nei casi di cancro, la malattia peggiorò. A quel punto, lo psicologo (ipotizzando che la motivazione del paziente e la sua convinzione che il trattamento fosse attivo avessero un ruolo decisivo nella risposta antitumorale che era stata osservata) decise di proseguire la terapia, somministrando al paziente del placebo e dicendo che l’efficacia del Krebiozen non era stata ancora smentita, quindi valeva la pena di continuare la terapia. Il paziente ottenne di nuovo una risposta, peraltro di breve durata, in quanto nel momento in cui ci fu l’annuncio ufficiale che il Krebiozen era in realtà una terapia completamente inefficace la sua malattia andò nuovamente e definitivamente in progressione.

Questa storia viene spesso riportata come esempio dell’importanza dell’effetto “placebo” anche nei confronti del cancro. Anche senza assumere una terapia attiva ed efficace, il paziente avrebbe tratto beneficio dalla propria convinzione che la terapia funzionava. In realtà, ovviamente, la descrizione del singolo caso clinico non basta per dimostrare alcunché. L’andamento di malattia è a volte imprevedibile, caratterizzato da rapidi peggioramenti possibilmente intervallati da momenti di controllo di malattia, e quindi non è affatto dimostrato che la componente psicologica giocasse realmente un ruolo nella risposta osservata.

Più in generale, nel caso della riprogrammazione dell’inconscio e della psicologia energetica, si tratta di tutti aspetti estremamente affascinanti ma assolutamente poco concreti. E’ chiaro che un approccio “olistico”, non solo farmacologico ma comprendente un buon supporto emozionale e fisico deve far parte del percorso del paziente oncologico, ma far passare il messaggio che si possa guarire attraverso la riprogrammazione dell’inconscio o la tecnica della psicologia energetica è, purtroppo, una bugia bella e buona.

 

Fonti informative:

La cura nella mente. In: Le scienze (edizione italiana di Scientific American).

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