GLI ONCOLOGI MEDICI TI AIUTANO A SMASCHERARE LE FAKE NEWS
fakeNews
in parte vero

È vero che le protesi al seno sono cancerogene?

E’ solo parzialmente vero. In generale, non è corretto sostenere che le protesi al seno siano cancerogene, tuttavia esiste una rara associazione tra le protesi a superficie testurizzata e lo sviluppo di una forma specifica di Linfoma Anaplastico a Grandi Cellule, di cui è necessario che operatori sanitari e pazienti siano al corrente.

LA SMENTITA DELLA SCIENZA

Nel 2011, dopo alcune segnalazioni pubblicate su riviste scientifiche, l’agenzia del farmaco statunitense Food and Drug Administration (FDA) ha segnalato un anomalo incremento dei casi di Linfoma Anaplastico a Grandi Cellule (ALCL) in donne che avevano impiantato protesi mammarie, sia a fini tanto ricostruttivi che per motivi estetici. Per la prima volta si segnalava lo sviluppo di questa rara forma di tumore del sistema immunitario in corrispondenza del tessuto mammario vicino alla protesi.

In seguito all’aumentato numero di casi riportati su riviste scientifiche ed alle segnalazioni effettuate dalla Scientific Committee on Emerging and Newly Identifiend Health Risks (S.C.E.N.I.H.R.), nel 2016 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha riconosciuto specificamente questa nuova forma di linfoma a partenza dai linfociti T, attualmente definita come “Breast Implant Associated ALCL” (BIA-ALCL)1. Nel 2018 il numero di casi segnalati è salito a più di 600, sulla base delle informazioni pubblicate dalle Autorità Competenti. Uno studio retrospettivo effettuato sui casi italiani ha stimato un’incidenza del BIA-ALCL in Italia di 2.8 casi/100.000 pazienti a rischio. L’insorgenza dei sintomi sembrerebbe variare da 1 a 22 anni dalla data dell’impianto, con un tempo medio di 6,8 anni. Il tempo medio alla diagnosi è stato valutato di 7,8 anni dalla comparsa dei primi sintomi2. I risultati di questo studio sono simili a quanto evidenziato da una recente revisione sistematica della letteratura pubblicata sulla prestigiosa rivista JAMA Surgery, la quale ha inoltre chiarito come il problema sembri essere soprattutto correlato alle protesi a superficie testurizzata3. La causa sembrerebbe essere legata a fenomeni di infiammazione batterica cronica, che non provocano gravi manifestazioni acute, che si potrebbero sviluppare in alcuni casi a livello della superficie della protesi3. Va sottolineato che l’insorgenza di questa neoplasia resta comunque una complicanza molto rara (circa 800 casi riportati nel mondo a fronte di 10-35 milioni di pazienti impiantati)1.

Le figure professionali addette al monitoraggio dell’impianto protesico (es. chirurgo plastico, senologo, ecografista radiologo ecc.), se adeguatamente formate, non dovrebbero trovare particolari difficoltà nel formulare una ipotesi diagnostica, che va confermata con esame citologico di prelievo fatto sotto guida ecografica, e/o mediante l’esame istologico del tessuto periprotesico (vale a dire il tessuto vicino alla protesi) 1. Inoltre, l’ALCL è un tumore ad ottima prognosi, quando localizzato, e la rimozione della protesi, di tutta l’area della capsula periprotesica e di tutto il tessuto eventualmente infiltrato dalla neoplasia consentono una pronta guarigione1. Tuttavia è molto importante una diagnosi precoce, che può avvenire solo grazie alla sensibilizzazione sia dei pazienti che dei chirurghi che dei radiologi in primis.

Naturalmente, è importante che le pazienti ricevano un adeguato consenso informato e che siano a conoscenza della problematica prima dell’impianto protesico.

Nel luglio 2019 su richiesta dell’FDA, la ditta Allergan Limited ha annunciato il ritiro dal mercato mondiale degli espansori tissutali e delle protesi mammarie a superficie macrotesturizzata tipo “Biocell”. La decisione ha fatto seguito al ritiro già avvenuto su tutto il territorio Europeo a dicembre 2018 delle protesi mammarie a superficie testurizzata “Microcell” e “Biocell” e in Canada a maggio 2019.

In Italia, con diverse circolari emanate dal 2015 al 2019, il Ministero della Salute italiano ha segnalato a tutti gli operatori del settore l’esistenza del problema, l’importanza del monitoraggio e della diagnosi precoce, ha messo a disposizione il parere del Consiglio Superiore di Sanità, identificato centri di riferimento per la gestione clinica del paziente con diagnosi di BIA-ALCL e definito il Percorso Diagnostico Terapeutico ed Assistenziale (PDTA) per i pazienti con sintomatologia sospetta e per i casi confermati1. Essendo molto pochi, nel complesso, i casi segnalati a livello mondiale, il Ministero della Salute raccomanda opportuni controlli a tutte le donne con protesi mammaria, indipendentemente dalla tipologia di superficie e fabbricate da qualsiasi ditta produttrice. Infine, ad oggi, dal momento che il fenomeno è molto raro, va chiarito che non esiste alcuna indicazione alla rimozione di protesi mammarie già impiantate, in assenza di segni o sintomi correlabili alla patologia1.

 

Referenze bibliografiche

  1. Ministero della Salute. Protesi mammarie e Linfoma anaplastico a grandi cellule (ALCL)
  2. Campanale A, et al. 22 Cases ofBreast Implant-Associated ALCL: Awareness and Outcome Tracking from theItalian Ministry of Health. Plast Reconstr Surg. 2018; 141(1):11e-19e.
  3. Leberfinger AN, et al. Breast Implant-Associated Anaplastic Large Cell Lymphoma: A Systematic Review. JAMA Surg. 2017;152(12):1161-1168.