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È vero che la termoablazione elimina il cancro?

La termoablazione è sicuramente un’arma in più nel trattamento di molti pazienti oncologici, ma di certo non rappresenta la CURA in grado di “eliminare” miracolosamente il cancro, in quanto la sua efficacia presenta dei limiti e soprattutto il suo utilizzo è limitato a indicazioni cliniche ben precise e limitate.

LA SMENTITA DELLA SCIENZA

Questa affermazione è vera solo in parte, e come al solito (quando le notizie riguardano trattamenti realmente esistenti per la cura dei tumori), la notizia va spiegata meglio ed interpretata.

La termoablazione è sicuramente un’arma in più nel trattamento di molti pazienti oncologici, ma di certo non rappresenta la CURA in grado di “eliminare” miracolosamente il cancro, in quanto la sua efficacia presenta dei limiti e soprattutto il suo utilizzo è limitato a indicazioni cliniche ben precise e limitate.

La termoablazione consente di “distruggere” le cellule tumorali mediante temperature elevate, ed è quindi una delle opzioni terapeutiche disponibili contro alcuni tipi di tumore. In verità, non si tratta di una terapia nuovissima: è dagli anni ‘90 che tale terapia viene praticata. Con il tempo la tecnica è migliorata, rendendola più efficace e sicura.

Nel dettaglio, due sono le forme di termoablazione più utilizzate oggi nella cura dei tumori: quella a radiofrequenza e quella con microonde. La vera differenza è rappresentata dal tipo di “onde” utilizzate per generare calore: nel primo caso sono onde radio e nel secondo microonde, che hanno una lunghezza d’onda molto inferiore alle prime. L’intervento di termoablazione del tumore avviene mediante l’utilizzo di uno speciale “ago”, un elettrodo, che viene inserito attraverso la pelle fino a raggiungere il tumore, in un percorso guidato da tecniche di immagine (tipicamente l’ecografia), per permettere un posizionamento estremamente preciso. Pur non essendo un’operazione chirurgica classica, richiede l’uso di anestesia, a volte anche generale.

Storicamente la termoablazione nasce come terapia per il tumore del fegato (epatocarcinoma) e ancora oggi il fegato è uno degli organi nei quali il trattamento è più utilizzato, sia nel caso di malattia primaria (ovvero originaria del fegato) sia nel caso di metastasi (ad esempio nel caso di metastasi epatiche originate da un tumore del colon-retto). Tale tecnica viene di solito riservata ai tumori singoli (o in presenza di un numero molto piccolo di noduli), di dimensioni ridotte (in genere non superiori ai 3-4 cm, in quanto se il tumore è di dimensioni maggiori non si riesce a “bruciarlo” in maniera completa ed efficace con l’inserimento dell’ago), oppure viene utilizzata come alternativa alla chirurgia nel caso di tumori che si trovano in aree difficilmente trattabili chirurgicamente, oppure nel caso di pazienti che, per diverse ragioni cliniche, non possono essere sottoposti a chirurgia. Rispetto all’approccio chirurgico tradizionale, la termoablazione percutanea dei tumori del fegato è mediamente associata a una minore mortalità e un tasso di complicanze ridotto. Va però doverosamente ricordato che le recidive sono frequenti, soprattutto in caso di lesioni di dimensioni superiori ai 3 cm, e che il trattamento non è privo di effetti collaterali e complicanze.

In accordo alle linee guida nazionali ed internazionali, non tutti i pazienti affetti da epatocarcinoma (il tumore del fegato) possono essere trattati efficacemente con termoablazione: se le lesioni sono multiple, oppure di grandi dimensioni, oppure la malattia si è diffusa al di fuori del fegato, la termoablazione non sarebbe efficace nel controllare la malattia, e quindi non è indicata [1,2].

Negli anni, l’efficacia della termoablazione è stata sperimentata anche in altri tipi di tumore, nonché nel trattamento locale delle metastasi (soprattutto, ma non esclusivamente, localizzate al fegato) [3]. Va però sottolineato che, in molte situazioni cliniche, l’impiego della termoablazione non è supportato da evidenze solide di efficacia, e quindi la sua eventuale applicazione va discussa, in un contesto multidisciplinare, con l’oncologo e con gli altri specialisti coinvolti nella cura del paziente.

Fonti informative:
1) Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM). Linee guida Epatocarcinoma. Edizione 2018. www.aiom.it
2) Vogel A, Cervantes A, Chau I, Daniele B, Llovet J, Meyer T, Nault JC, Neumann U, Ricke J, Sangro B, Schirmacher P, Verslype C, Zech CJ, Arnold D, Martinelli E; ESMO Guidelines Committee. Hepatocellular carcinoma: ESMO Clinical Practice Guidelines for diagnosis, treatment and follow-up. Ann Oncol. 2018 Oct 1;29(Supplement_4):iv238-iv255. doi: 10.1093/annonc/mdy308. PubMed PMID: 30285213.
3) Tanis E, Nordlinger B, Mauer M, Sorbye H, van Coevorden F, Gruenberger T, Schlag PM, Punt CJ, Ledermann J, Ruers TJ. Local recurrence rates after radiofrequency ablation or resection of colorectal liver metastases. Analysis of the European Organisation for Research and Treatment of Cancer #40004 and #40983. Eur J Cancer. 2014 Mar;50(5):912-9. doi: 10.1016/j.ejca.2013.12.008. Epub 2014 Jan 7. PubMed PMID: 24411080.
4) Ruers T, Van Coevorden F, Punt CJ, Pierie JE, Borel-Rinkes I, Ledermann JA, Poston G, Bechstein W, Lentz MA, Mauer M, Folprecht G, Van Cutsem E, Ducreux M, Nordlinger B; European Organisation for Research and Treatment of Cancer (EORTC); Gastro-Intestinal Tract Cancer Group; Arbeitsgruppe Lebermetastasen und tumoren in der Chirurgischen Arbeitsgemeinschaft Onkologie (ALM-CAO); National Cancer Research Institute Colorectal Clinical Study Group (NCRI CCSG). Local Treatment of Unresectable Colorectal Liver Metastases: Results of a Randomized Phase II Trial. J Natl Cancer Inst. 2017 Sep 1;109(9). doi: 10.1093/jnci/djx015. PubMed PMID: 28376151; PubMed Central PMCID: PMC5408999.

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